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BancAmica - Periodico di informazione finanziaria, sociale e culturale - Anno IV - n. 2 - settembre 2010

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Il Punto... di Michele Albanese
Banca di Credito Cooperativo Monte Pruno di Roscigno e di Laurino
Direttore Michele Albanese
30 Settembre 2009 1/51
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Relazione Conegno Giornata Legalità Padula
GIORNATA DELLA LEGALITA’ 
CIRCOLO SOCIALE CARLO ALBERTO - 26/09/2009
 
Innanzitutto desidero ringraziare gli amici del Circolo Sociale Carlo Alberto 1886, organizzatori di questo importante evento, per l’attenzione  che riservano, in ogni circostanza, a me e alla banca, che mi onoro di dirigere, e per avermi invitato, questa sera, come relatore a questa importante "Giornata della legalità".
 
Analizzando il tema della serata, "la legalità", valore alla base del vivere umano, per celebrare una delle figure di maggiore rilevanza storica del nostro territorio, ossia Joe Petrosino, mi sono chiesto come sviluppare questo argomento, che pervade ogni elemento delle quotidiane attività che andiamo a svolgere, nell’ambito del mondo bancario e finanziario in cui opero da oltre trent’anni.
 
La stretta connessione tra legalità e trasparenza del sistema bancario e dei mercati finanziari è uno dei nodi cruciali per favorire la crescita e lo sviluppo sano del territorio.
 

Corruzione e mancanza di regole e pene severe fanno perdere competitività all’intero sistema economico.

Vorrei, come primo elemento, far riferimento alla riforma della disciplina antiriciclaggio dello scorso anno ed alle ipotesi di un Testo Unico in materia, punto di svolta nel rapporto tra sistema bancario ed esigenze pubbliche di lotta alla criminalità, che hanno consentito di superare l'inefficacia, ossia la bassa significatività delle segnalazioni, e l'inefficienza, ossia i costi materiali e immateriali a carico delle banche, prodotte dal precedente quadro normativo.

 

 

Con i nuovi e più stringenti obblighi di identificazione di coloro che eseguono "un’operazione bancaria", le banche si allineano agli enti pubblici di sicurezza che svolgono attività di lotta alla criminalità, al riciclaggio di denaro ed all’evasione fiscale.

La disciplina in vigore presuppone una collaborazione attiva da parte degli intermediari, ai quali sono affidati compiti di pubblica utilità che si affiancano alla missione principale di produrre reddito.

 

Perché tale collaborazione sia efficace è stato necessario, per le banche, migliorare le conoscenze sulle problematiche dell'antiriciclaggio e sull'impatto aziendale della normativa, anche in termini di rapporti con la clientela.


A differenza di molti esponenti del mondo finanziario che, nell’ambito dei tavoli di dibattito tecnici hanno lamentato gli enormi impatti per all’adeguamento alle nuove incombenze introdotte dal decreto "antiriciclaggio",
io sono stato sempre convinto che gli interventi conseguenti alla citata normativa antiriciclaggio e l'adesione degli intermediari ai valori dell'integrità e della legalità abbiano un vero ritorno economico.


Io e l’istituto che dirigo, consideriamo la legalità come un autentico valore di mercato, e riteniamo che le banche che la perseguono, in modo costante e concreto, nelle attività messe in campo, quotidianamente, a favore della clientela, la possono sfruttare come vantaggio competitivo nei confronti dei propri concorrenti.

 

Ho sempre pensato, mettendomi dalla parte del cliente, alla sensazione di sicurezza e tranquillità che io, come cliente, posso provare nel momento in cui affido i miei risparmi o mi faccio finanziare per una qualsiasi finalità da una banca che opera, rigidamente, nel rispetto dei canoni di legalità e di tutela del cliente.

 

Per ottenere questo risultato, tuttavia, è basilare che si ottenga, innanzitutto, una consapevole e autonoma responsabilizzazione degli intermediari, che devono poter contare su un sistema di regole e di incentivi interni ed esterni tali da realizzare le condotte auspicate.

 

Nell’ambito di questo nuovo ambito e più codificato sistema normativo, ci si interroga, spesso, sulla possibilità di un nuovo modello di credito "non violento", che favorisca l’emersione della delinquenza e favorisca, quindi, la legalità.
 
L’attuale modello, infatti, esclude dall’accesso al credito un miliardo e 200 milioni di persone che, secondo stime ONU, vivono con meno di un dollaro al giorno, negando di fatto a queste persone la possibilità di migliorare la propria condizione. 
 
Un’indagine della Banca d’Italia lancia l’allarme anche per il nostro paese: quasi 3 milioni di famiglie italiane, il 15% del totale, non accedono ai servizi bancari.
 
Spesso ci si chiede: di fronte al conflitto potenziale rappresentato da questo diritto negato, come possono o dovrebbero rispondere le banche ?  E ancora: una banca può essere mai considerata un’azienda etica ?

 

Il tema dell’etica nella finanza è diventato di grande interesse nell’ultimo decennio; quasi come se solo adesso si scoprisse la centralità dell’etica nella gestione finanziaria dello sviluppo sociale.

 

La banca che mi onoro di dirigere, da sempre, ha perseguito come scopo l’esercizio dell’attività bancaria non fine a se stessa, ma mirata al sostegno dello sviluppo sociale.

Lo spirito cooperativo, di cui siamo portatori, infatti, ci spinge non solo ad operare in maniera certamente efficiente per l’azienda, ma efficienti anche per i contesti sociali in cui operiamo.

 

Analizzando, ora, le caratteristiche del contesto economico in cui operiamo, in relazione al tema odierno sulla "legalità", ci rendiamo conto che una delle piaghe che più minano la crescita del nostro territorio è il "maledetto" fenomeno dell’usura.

 

L’usura, secondo me, si colloca al di fuori di ogni sistema di relazioni umane, lontano, peraltro, anche dalle consuete forme di illegalità e criminalità alle quali siamo, purtroppo, più abituati; è un fenomeno subdolo, che vive dentro ogni singola persona che, non potendo avere accesso al credito, è costretta a rivolgersi a queste persone senza scrupoli e senza dignità, i quali sono pronti a finanziare, ovviamente in modo illegale, i disperati bisognosi.

 

In questo modo la dignità di chi viene usurato scompare del tutto, e la persona ricade sempre più spesso su se stesso, chiudendosi nella propria sensazione di fallimento e di disperazione, che può portare, nei casi più gravi, anche ad azioni irresponsabili ed irrimediabilmente definitive.

 

Noi, nel nostro piccolo, per fronteggiare questo fenomeno, abbiamo collaborato, sin dal nostro arrivo nel Vallo di Diano nel 1998, con la Caritas Diocesana di Teggiano istituendo un fondo antiusura denominato "Fenus Leve". Successivamente la banca ha partecipato alla fondazione della Fondazione Nashak, allo scopo di fornire reale sostegno finanziario alle persone incappate nel credito usuraio, attraverso operazioni di Microcredito.

 

Attraverso l’erogazione di piccoli prestiti a piccole attività rurali ed urbane, abbiamo a disposizione uno strumento di fondamentale importanza per rompere il circolo vizioso di povertà e sottosviluppo, imposto dal credito usuraio spesso unica fonte finanziaria accessibile. 

 

Con le nostre operazioni di Microcredito, concediamo sostegno finanziario a clienti che hanno forte necessità di risorse finanziarie per avviare progetti di auto–impiego. La generazione di reddito che ne deriva viene finalizzata al miglioramento delle condizioni di vita delle famiglie degli imprenditori con un vantaggio complessivo per l’intera comunità locale; lo scopo ultimo è quello di sostituire ad un circolo vizioso della povertà un piccolo circolo virtuoso della ricchezza, favorendo l’emersione dei fenomeni di illegalità.

 

Sempre in linea con la nostra strategia di sostegno a chi manifesta esigenze a carattere finanziario e non riesce ad accedere, con facilità, al mondo del credito ed anche al fine di evitare che il "bisogno" induca a delinquere e, quindi, porre in essere attività illegali, la nostra banca ha aderito, sin da subito, all’accordo quadro elaborato da Abi e CEI (Conferenza Episcopale Italiana), finalizzato alla concessione di finanziamenti agevolati, cosiddetti "Prestiti della Speranza", a famiglie numerose (con almeno tre figli) o gravate da malattia o disabilità, che abbiano perso ogni forma di reddito e che abbiano un progetto per il reinserimento lavorativo o l’avvio di un’attività imprenditoriale.

 

L’accordo prevede, infatti, un fondo di garanzia finalizzato a favorire l'accesso al credito delle famiglie in difficoltà, che sarà alimentato dalla Cei e avrà una dotazione patrimoniale iniziale di almeno 30 milioni.

 

La preselezione delle famiglie sarà fatta dalle Caritas diocesane ma l'ultima parola sul finanziamento spetterà alle banche che valuteranno "la reputazione della famiglia".  Possiamo preannunciare, in  anteprima questa sera, che la sottoscrizione tra il nostro Istituto e la Caritas Diocesana avverrà nei prossimi giorni alla presenza del vertici della banca stessa e della nostra Diocesi di Teggiano/Policastro.

 

I finanziamenti ammissibili alla garanzia del Fondo hanno un importo non superiore a 6 mila euro e vengono erogati in tranche successive pari a 500 euro mensili, ad un tasso d’interesse agevolato.

 

Naturalmente, gli sforzi che una banca, che è comunque un’azienda privata, può fare per rafforzare le barriere della legalità nel vivere quotidiano, sono condizionati ad una capillare conoscenza del tessuto sociale entro il quale ci si muove; l’assenza di garanzie al fine della restituzione dei finanziamenti comporta delle valutazioni meno tecniche e molto più personali dei finanziamenti da erogare. E’ necessario tener presente le reali condizioni socio economiche del territorio in cui operiamo.

 

Da questo punto di vista, le Banche di Credito Cooperativo realmente integrate nel territorio hanno un vantaggio competitivo notevolissimo. La conoscenza personale dei clienti, delle proprie caratteristiche di solvibilità finanziarie degli stessi rappresenta un patrimonio di fondamentale importanza per rendere effettivo il microcredito. Difficilmente Istituti di Credito di dimensioni nazionali possono sostenere le fasce di clientela di cui parlavo prima, rispettando i severi parametri imposti dalla Direzione Nazionale. Tutto questo perché il loro reale fine è il profitto, indipendentemente dalle persone che sono, spesso, considerate dei "numeri".

 

La  globalizzazione dei mercati, così come appare oggi, è in contrasto con le culture locali. La cultura è essenzialmente "relazione", cioè modi di creare e sviluppare una relazione. Solo da una cultura condivisa nasce la fiducia. E la fiducia è il motore dello sviluppo economico e sociale. Senza fiducia non c’è mercato.

 

La nostra banca, invece, anche attraverso la condivisione di questi valori, punta a sostenere i propri clienti, perché è nostra convinzione che, prima o poi nella vita, tutti possano trovarsi in difficoltà ed è necessario trovare chi ti aiuta, confidando nelle tue possibilità, evitando a queste persone di finire alle deriva della legalità, dove più facilmente si trovano soluzioni, che, nel breve periodo, possono sembrare utili, ma che, alla lunga, fanno solo danni.

 

A conclusione, quindi, del mio intervento, mi preme sottolineare come valori di legalità ed etica nelle operazioni finanziarie sono valori che si ritrovano nella Carta dei Valori del Credito Cooperativo: "sostegno alle comunità locali per lo sviluppo delle comunità locali".

 

Questo è ciò che noi della Banca Monte Pruno, da sempre, facciamo con successo e capacità imprenditoriale, perché riteniamo che "la ricchezza dei nostri clienti è la nostra ricchezza."

 

In ultimo, ci tengo ad elogiare, nuovamente, tutti i membri del Direttivo del Circolo Sociale Carlo Alberto per il loro importantissimo e validissimo impegno nel sociale e, quindi, a favore della legalità, perché attraverso queste celebrazioni possiamo, davvero, far crescere il nostro territorio in una logica di progressivo sviluppo, nel sentiero della legalità, che è proprio, tra l’altro, lo scopo sociale della nostra banca.

 

Nel lasciare, ora la parola agli interventi delle autorità qui presenti, auguro a tutti i presenti un’interessante continuazione di serata, non senza avervi ringraziato per l’attenzione.

 

© 1998-2010 Banca di Credito Cooperativo Monte Pruno di Roscigno e di Laurino Soc. Coop.
Via IV novembre - 84020 Roscigno (Salerno)
capitale sociale e riserve al 31/12/2008: € 17.5587.344,84
codice fiscale e partita iva 00269570651 - cciaa di salerno 115469

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