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3 Febbraio 2000

Teggiano. Cresce la fondazione di Don Andrea La Regina - Il governo dice sì a Nashak - Colpo agli strozzini del Vallo

Il Mattino on-line
estratto da “Il Mattino”, 3 Febbraio 2000 - pag. 30
di Giuseppe Lapadula

Ha molte facce lo strozzino. E puoi trovarlo dappertutto. Fra i vicini di casa, tra i colleghi di lavoro, persino nelle corsie di un ospedale o nei meandri di un pubblico ufficio.
In questi anni, in ogni caso, è venuta affermandosi una forte presa di coscienza contro il fenomeno dello strozzinaggio. Il merito, oltre che della magistratura e delle forze dell’ordine, è anche e soprattutto delle associazioni antiusura.

Prima fra tutte la fondazione “Nashak”, la quale, non a caso, ha ottenuto un prestigioso riconoscimento: la iscrizione all’Albo delle 25 Fondazioni Antiusura e Antiracket ammesse all’Osservatorio socio-economico del Cnel sulla criminalità presso il ministero dell’Interno. Un riconoscimento che a breve avrà la sua consacrazione ufficiale con l′arrivo a Teggiano, per un convegno nazionale, del presidente dell’Ufficio del Commissario per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura, Tano Grasso (nella foto in pagina).
“È questo un motivo per noi di orgoglio e di soddisfazione”, dice don Andrea La Regina, il parroco antisura del Vallo di Diano, promotore di tantissime iniziative a favore delle vittime dell’usura. Fra esse la istituzione di un Fondo antiusura realizzato in collaborazione con la di Credito Cooperativo di Monte Pruno di Roscigno, grazie al quale tanti usurati hanno sinora potuto superare le loro difficoltà economiche e liberarsi dalla piovra dello strozzinaggio. Il fondo è parte integrante della stessa Fondazione “Nashak”, così detta perché in ebraico il verbo dell’usura (nashak, appunto) descrive il serpente che morde, proprio come fanno i cravattari con le loro vittime.

Insomma il cravattaro può essere anche una persona insospettabile, e persino un amico fidato, che, presentandosi sotto le false spoglie di benefattore, riesce poi facilmente a trarre in inganno la persona che si trova in difficoltà economica. Proprio come è avvenuto tante volte anche nel Vallo di Diano, nel Golfo di Policastro e nelle zone limitrofe, dove quello dell’usura è un fenomeno assai diffuso, ma contro il quale è anche forte l′impegno della magistratura, delle forze dell’ordine e della Chiesa.

Un impegno che nel maggio dell’anno scorso portò alla sottoscrizione di un vero e proprio patto antiusura, promotrice la Caritas diocesana di Teggiano. Una sorta di rete delle istituzioni e delle associazioni laiche e religiose che, formatasi intorno alla Fondazione denominata “Nashak”, si collega ad un’altra iniziativa, il Patto “Fenus leve”, varata anch’essa dalla Caritas nel 1996.

IL PROGETTO DELLA DIOCESI

Si tratta di aree nelle quali molteplici sono le attività produttive, ma tante anche le difficoltà finanziarie in cui spesso vengono a trovarsi gli imprenditori. I quali diventano così vittime dei cravattari, pronti ad esercitare su di essi ogni genere di pressioni, generando dapprima soggezione psicologica, poi economica.
E il più delle volte con il preciso intento di ottenere l′assorbimento o l′oggettiva dissoluzione di attività economiche anche fiorenti.
Negli ultimi dieci, dodici anni in tali aree sono state tantissime le inchieste antiusura della Procura della Repubblica di Sala Consilina.
E moltissimi i personaggi indagati e arrestati. Persone il più delle volte insospettabili, che nel corso degli anni hanno creato vere e proprie holding dell’usura, con fatturati miliardari e con clienti persino fuori del territorio dei due comprensori.
Insomma una “Usuropoli” assai estesa, contro la quale la Procura della Repubblica di Sala Consilina ha impiegato e continua ad impiegare il massimo impegno attraverso un lavoro scientificamente pianificato, con il determinante ausilio delle forze dell’ordine, dai carabinieri alla Guardia di Finanza, alla Polizia di Stato.
Né sono mancati i risultati, come dimostrano le decine di rinvii a giudizio ed i procedimenti per usura dinanzi al tribunale di Sala. Molti di essi sono finiti con pesanti condanne, sia pure soltanto in primo grado. Qualcuno si è concluso invece con sentenza di assoluzione, mentre per qualche altro la fase dibattimentale è ancora lontana da giungere all’epilogo.

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