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Il Punto di... Michele Albanese
29 Aprile 2021

Usura: pandemia e/o difficoltà nell’accesso al credito?

Le ultime riflessioni che ho pubblicato in questi mesi, sulla rubrica “Il punto di…” hanno un filo conduttore comune che permette di collegarle le une alle altre. Anche la presente si pone l’obiettivo di essere interconnessa con le precedenti, in un percorso sempre più ragionato di evidenze e sollecitazioni che meritano, secondo me, grande attenzione da parte di tutti.

Pandemia, economia, nuove regole europee, importanza di essere una banca locale sono temi che hanno catturato la mia attenzione e hanno caratterizzato un periodo molto delicato di questa fase della nostra storia economica, la quale rientra, a mio modesto avviso, in uno dei momenti più difficili vissuti dal dopoguerra ad oggi.

Usura: pandemia e/o difficoltà nell’accesso al credito?

È nei periodi di crisi che emergono i limiti più ampi di una società come quella che viviamo. È un ragionamento che può sembrare, per alcuni versi, scontato, ma sono convinto che possa far emergere alcuni elementi che, in queste ultime settimane, vengono richiamati e ribaditi da più parti in diversi articoli pubblicati sulla stampa, destando molta preoccupazione nell’opinione pubblica.

Non si scopre nulla di nuovo, purtroppo, rileggendo, ad esempio, un report mensile di inizio anno pubblicato da Caritas Firenze, dove viene focalizzata l’attenzione su un concetto molto pericoloso “la mafia si nutre di povertà”, accendendo i riflettori verso un fenomeno già visto in passato, che crea sgomento e timore: l’usura.

Il mio contributo sull’argomento viene determinato anche da un’esperienza più che ventennale nel mondo della lotta all’usura, in quanto, le azioni poste in essere dalla Banca in collaborazione con la Caritas Diocesana e la Fondazione Antiusura Nashak di Teggiano hanno, forse, per la prima volta, qualche decennio fa, messo intorno allo stesso tavolo una Banca, un’Associazione antiusura e malcapitati usurati.

Se confrontiamo tale periodo rispetto all’attualità, ritroviamo alcuni tratti comuni, come, ad esempio, le difficoltà di accedere, con una certa facilità, al credito sia per imprenditori che per altre categorie.

Da qui nasce un primo assunto: tutte le occasioni che il post-pandemia potrà determinare, dal punto vista economico, saranno solo la punta di un iceberg, mentre ci potrebbe essere un qualcosa di diverso e invisibile che potrebbe silenziosamente annidarsi dietro tante attività economiche.

Non voglio entrare in discorsi lontani dalla mia estrazione bancaria, ma mi sono posto delle domande e cioè quali sono le responsabilità di una Banca locale in tutto questo contesto? Dove il mondo bancario comincia ad essere (utilizzo non a caso le virgolette) “responsabile” di un qualcosa che potrebbe determinarsi nelle economie dei territori?

Il perdurare di un settore bancario immobilizzato da normative che sembrano puntare, sempre più, a quello che definii come una “disintermediazione degli istituti di credito”, significa abbassare inequivocabilmente la guardia e prestare il fianco ad altri meccanismi che, con facilità, potrebbero entrare, a mani basse, nelle maglie dell’economia.

Siamo arrivati al punto che vengono a mancare le condizioni per finanziare imprese, anche solide e sane, che si trovano ad avere alcuni valori contabili negativi, conseguenza, nello specifico, di ciò che è accaduto nell’ultimo anno con l’emergenza COVID; questo perché tali posizioni, immediatamente, diventerebbero crediti a rischio default, con rating basso e tutto ciò che ne consegue nella loro gestione, per le Banche, circa gli accantonamenti prudenziali. Le Banche, quindi, si troverebbe ad erogare un credito già problematico e non è sicuramente, come ovvio che sia, un buon punto di partenza.

Si innesca, con questa circostanza, quel meccanismo, già oggetto di un mio precedente intervento, dove gli istituti scelgono di non fare credito perché non più conveniente sotto l’aspetto dei rischi/benefici, non svolgendo, pertanto, il loro ruolo di intermediari finanziari né di una banca locale/territoriale.

Conviene, quindi, alle Banche prestare denaro?

E questi clienti a chi si rivolgeranno? A quale mercato del denaro andranno a bussare?

Magari decideranno addirittura di tirare i remi in barca? Oppure, invece, venderanno la propria azienda a qualcuno con immediate disponibilità di capitali?

È paradossale, per certi versi, oltretutto, in un periodo di crisi, ma è lo stesso mondo bancario a creare le condizioni, determinando opportunità ed occasioni che, invece, dovrebbe quotidianamente combattere.

Che cosa fare?

Sono convinto che sia importante parlarne, cercando, come sempre, di sensibilizzare gli addetti ai lavori, in quanto, è fondamentale far scoprire le carte prima che sia troppo tardi.

La mia preoccupazione, per il circuito economico dei nostri territori, già in grosse difficoltà strutturali, anche questa volta, è grande.

Il rischio di non trovare porte aperte nemmeno presso le realtà bancarie locali, che hanno sempre dato ascolto e soluzioni ai piccoli, comincia ad essere sempre più fondato, mettendo definitivamente da parte quel concetto, a me tanto caro, di rating umano.

Nessuno vuole tirarsi indietro, ma la realtà che viviamo ci mette, ogni giorno di più, nella condizione di avere molteplici difficoltà nel ricercare delle risposte, a causa della regolamentazione calata dall’Europa.

Non vogliamo mettere le mani avanti, non è il nostro modo di fare, ma occorre fare chiarezza, altrimenti i “cattivi”, in questo frangente, continueranno ad essere definiti solo ed esclusivamente gli istituti di credito.

Negli ultimi giorni ho avuto modo di scambiare alcuni pensieri con Don Andrea La Regina, Presidente della Fondazione Antiusura Nashak e Responsabile Ufficio macro-progetti ed emergenze Caritas Nazionale, con il quale siamo legati da quella bellissima esperienza di cui parlavo prima, relativamente alle Fondazioni antiusura. Lo stesso mi invitava a fare qualcosa per diffondere al meglio e da più parti la mia visione, anche perché, nello specifico, tali Fondazioni, oggi, si trovano ad essere considerate, dagli istituti di credito, alla stregua di ogni altro partner richiedente credito, nonostante operino in situazioni di particolare contingenza, curando casi già problematici. Tali Fondazioni cominciano ad avere forti difficoltà nell’interagire con le Banche, proprio per i principi sopra richiamati, lasciando, di conseguenza, spazio proprio a quei meccanismi illegali contro i quali si scontrano. Tradotto: non bastano neppure le garanzie prestate dalle medesime Fondazione.

Credo che qualcosa vada fatto, perché il silenzio può essere la vera occasione per mettere ulteriormente in difficoltà la nostra economia, oltre che in mani sbagliate.

Purtroppo, quel concetto che ho fatto mio più volte, “Non facciamo di tutta l’erba un fascio”, ormai sembra essere stato applicato a tutto, senza discernere ruoli e finalità, considerando ogni situazione e vicenda come un numero, senza se e senza ma.

Anche le nostre realtà bancarie, veri presidi di legalità e sempre attive contro forme di finanziamento fuori mercato, si vedono costrette e obbligate ad allinearsi progressivamente ad un meccanismo regolamentare di natura europeo sempre più stringente e standardizzato rispetto ad economie e mondi totalmente differenti.

Se non apriamo tutti gli occhi nel momento giusto, ben presto quella che noi tutti speriamo possa diventare l’opportunità per risollevarci, sarà l’ennesima occasione per chi, silenziosamente, si nasconde in fondo al mare, pronto a contaminare l’economia.

Le Banche devono essere messe nelle condizioni, ancor di più in questo periodo, di contribuire a determinare e diffondere la legalità e la democrazia attraverso la concessione del credito.

Il nesso, quindi, tra pandemia, economia e credito ho timore che possa andare a determinare un circolo vizioso illegale, capace di dare spazio ad ambiti poco limpidi rispetto al credito bancario.

Le Banche, come sempre, si trovano nel bel mezzo della tempesta, cercando da un lato di dare ossigeno all’economia e dall’altro di lottare contro l’enorme mole normativa che segna, a volte anche inspiegabilmente, la loro azione.

Più che essere artigiani del credito, spesso, allo stato dei fatti, ci ritroviamo ad essere ingegneri del credito, cercando di andare a costruire soluzioni che diano delle risposte e supporto nel pieno rispetto delle regole, a volte incomprensibili, non certamente nel significato, quanto nelle scelte che stanno alle loro fondamenta, aggirando degli ostacoli, vi assicuro, sempre più difficili da superare.

I nostri territori, le famiglie, le imprese, hanno necessità di servirsi delle nostre banche e di ricevere risposte che, mio malgrado, purtroppo, ho molta paura che possano ricevere da altri soggetti, totalmente estranei al nostro mondo, oltre che ai nostri valori.

Regolatori, decisori, ognuno per il proprio ruolo, mi affido a Voi affinché facciate in modo che ciò non accada; torniamo all’economia reale, torniamo a parlare di “persone, famiglie piccole e medie imprese”, affinché né la pandemia né le difficoltà all’accesso al credito possano generare usura.


Michele Albanese
Direttore Generale, Banca Monte Pruno

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