23 ottobre 2026
Il punto di...

Restare deve essere una scelta, non un sacrificio

IL PUNTO DI 231026 14

Quando parliamo di giovani e del futuro delle aree interne, dovremmo porci una domanda con tutta sincerità: possiamo chiedere ai giovani di restare, o di ritornare dopo gli studi, se non offriamo loro condizioni adeguate per costruire il proprio progetto di vita?

Io credo di no.

Il legame con le radici e l’amore per il paese in cui si è nati e vissuti sono sentimenti importanti, ma non possono e non devono diventare un obbligo morale.

Non possiamo chiedere ai “nostri” ragazzi di rinunciare alle proprie aspirazioni solo in nome dell’appartenenza.

Le radici danno forza, identità e valori.

Per diventare futuro, però, devo incontrare opportunità concrete come una "formazione adeguata", un "lavoro dignitoso", "servizi efficienti", la possibilità di avere una casa, costruire famiglia e realizzare un progetto professionale o imprenditoriale.

I dati più recenti dell’Istat confermano una realtà che conosciamo bene: nel 2025 circa 112 mila persone si sono trasferite dal Mezzogiorno al Centro-Nord, mentre 67 mila hanno compiuto il percorso inverso. Il saldo negativo è di circa 45 mila residenti.

La Basilicata presenta il tasso migratorio interno più sfavorevole d’Italia; dalla Campania proviene il 29% delle persone che lasciano il Mezzogiorno per trasferirsi nelle regioni centro-settentrionali.

Dietro questi numeri, purtroppo, ci sono giovani, competenze, intelligenze ed energie che i nostri territori perdono.

Molti partono, non perché hanno smesso di amare la propria terra, ma perché non vi trovano le condizioni, non solo economiche, necessarie per immaginare il proprio domani.

Non dobbiamo giudicarli e neppure chiedere loro atti di eroismo.

Dobbiamo interrogarci, invece, su ciò che ciascuno i noi, ognuno per la propria parte, può fare affinché per i giovani, partire non rappresenti l’unica possibilità.

La responsabilità principale, secondo me, appartiene alla politica e alle istituzioni, chiamate a garantire infrastrutture, sanità, scuola, trasporti, connessioni digitali e servizi essenziali.

Ma occorre anche una politica capace di comprendere come sta cambiando il lavoro e di preparare i giovani alle competenze richieste dal presente e dal futuro.

Per questo diventa decisivo rafforzare l’orientamento scolastico.

Orientare non significa scegliere al posto dei ragazzi, ma aiutarli a conoscere le proprie capacità e a metterle in relazione con le opportunità che stanno nascendo.

La conoscenza delle lingue, le competenze informatiche e un approccio consapevole e produttivo all’intelligenza artificiale non possono più essere considerati elementi accessori.

Sono strumenti necessari per lavorare, comunicare, innovare e rendere competitive anche le attività nate nei piccoli centri.

L’intelligenza artificiale, se compresa e utilizzata bene, può aiutare un’impresa artigiana, un’attività agricola, una struttura turistica o un giovane professionista a organizzarsi meglio, raggiungere nuovi mercati e valorizzare prodotti e competenze locali.

La tecnologia può diventare alleata dei territori, purché resti al servizio della persona, della sua esperienza e della sua creatività.

Accanto alla formazione, però, dobbiamo affrontare seriamente il tema dell’impresa giovanile.

Non possiamo invitare i ragazzi a diventare imprenditori e poi lasciarli soli davanti alla burocrazia, alla mancanza di capitale iniziale e alle difficoltà di accesso al credito.

Un giovane che vuole avviare un’attività non può essere valutato esattamente come un’impresa già consolidata, con anni di bilanci, patrimonio e garanzie alle spalle.

Pretendere le stesse condizioni significa, molto spesso, impedirgli persino di cominciare.

Questo non vuol dire rinunciare alla prudenza o finanziare qualsiasi idea.

Il risparmio affidato alle banche deve essere tutelato e ogni progetto deve dimostrare serietà, competenza e sostenibilità.

Significa riconoscere che "situazioni differenti" richiedono "strumenti differenti".

La politica dovrebbe definire una disciplina specifica e stabile per le nuove imprese giovanili, come ad esempio: procedure più semplici, incentivi comprensibili, garanzie pubbliche adeguate, accompagnamento professionale e accesso al credito a condizioni sostenibili.

Non misure occasionali e/o a pioggia, ma un quadro certo nel quale un giovane possa sapere su quali strumenti contare e quali responsabilità assumere.

Le Banche, soprattutto le Banche di Credito Cooperativo, da parte loro, devono saper valutare, insieme alle garanzie disponibili, anche la qualità dell’idea, le competenze di chi la propone, la possibilità di realizzarla e il mercato al quale si rivolge.

È più impegnativo, ma è proprio qui che la conoscenza delle persone, della loro storia e del territorio può fare la differenza.

È una responsabilità che, da sempre, sentiamo particolarmente nella Banca Monte Pruno, nata in un piccolo paese dell’area interna e cresciuta senza dimenticare le proprie origini.

Con il "Progetto Ulisse", la nostra Bcc ha consentito a circa venti giovani di rientrare nel proprio territorio grazie all’assunzione nel nostro istituto.

Venti persone hanno potuto riportare a casa competenze ed esperienze, costruendo qui il proprio percorso professionale e il proprio progetto di vita.

Il nome Ulisse racchiude il significato più profondo dell’iniziativa: partire può essere necessario per studiare, formarsi, conoscere altre realtà e maturare nuove esperienze, ma deve esistere anche la possibilità di tornare.

Venti giovani non risolvono il grande problema dello spopolamento. Sono, però, venti testimonianze concrete del fatto che il destino delle aree interne non è già scritto.

Quando alle parole seguono opportunità vere, il ritorno smette di essere soltanto un desiderio e diventa una scelta possibile.

Ai giovani dobbiamo trasmettere fiducia, non rassegnazione.

Dobbiamo dire loro, in modo convinto, che anche nei nostri territori è possibile realizzare qualcosa di importante, ma dobbiamo dimostrarlo attraverso formazione adeguata, strumenti accessibili, regole chiare e impegni mantenuti. Tradotto: "non solo parole".

Restare non deve significare accontentarsi.

Partire non può essere considerato un tradimento.

Tornare non deve diventare un percorso a ostacoli.

Non dobbiamo, e non possiamo, chiedere ai nostri giovani di sacrificarsi per il territorio.

Dobbiamo offrire loro competenze, opportunità e certezze affinché possano scegliere liberamente di costruire qui il proprio futuro.

Ti potrebbe interessare anche:

/il-punto-di/il-territorio-da-fiducia-le-bcc-restituiscono-valore/

Il territorio dà fiducia. Le BCC restituiscono valore

/il-punto-di/il-fair-play-e-essere-anche-nel-nostro-modo-di-fare-banca/

Il fair play è essere. Anche nel nostro modo di fare banca

/il-punto-di/guardiamo-con-piu-fiducia-alle-bcc-il-valore-di-una-banca-vicina/

Guardiamo con più fiducia alle BCC. Il valore di una Banca vicina

a cura del Presidente della Banca Monte Pruno Michele Albanese